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Costruire un personaggio: tra tecnica e introspezione

09-05-2026 20:55

Marisa Binatti

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Costruire un personaggio: tra tecnica e introspezione

Costruire un personaggio significa andare oltre l’emozione: tecnica, introspezione e presenza si incontrano nella verità scenica.

 

 

 

Una riflessione sul lavoro dell’attore tra analisi interiore, tecnica scenica e costruzione consapevole della presenza.

 

 

 

Quando si parla di “personaggio”, il pensiero corre subito a una maschera ben definita, a qualcosa di esterno da indossare. Ma chi è, davvero, il personaggio teatrale? Per citare un passaggio fondamentale del libro Psicologia, analisi del personaggio di Daniel De Rosa:

 

“Il personaggio è la forma viva dell’inconscio. Attraverso di lui, l’attore e l’allievo esplorano la soglia della finzione del sé, la memoria dell’immaginazione, la fragilità della rinascita.”

 

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Spesso si cade nell’errore di pensare che interpretare significhi semplicemente “provare ciò che prova lui”. Ci si

concentra sulla rabbia o sulla gioia, convinti che mettere in scena l’emozione sia il traguardo finale.

Ma vivere l’emozione è solo l’inizio. Per dare vita a un personaggio dobbiamo compiere un lavoro molto più accurato e profondo: dobbiamo iniziare a guardare il mondo attraverso i suoi occhi.

Il vero lavoro consiste nell'entrare nella sua verità interiore. Non dobbiamo limitarci a chiederci cosa faremmo noi al suo posto, ma dobbiamo capire perché lui agisca in quel modo. Costruire un personaggio significa vivere le sue ferite e i suoi bisogni, ma soprattutto significa non giudicarlo. Solo quando smetteremo di giudicarlo, inizieremo finalmente a comprenderlo.

Capire il suo punto di vista significa arrivare a non avere più dubbi su cosa fare in scena. In quel momento, non si deve più “recitare” una reazione. Non ti chiederai più “Cosa farei io?”, ma sentirai: “Io sono questa persona, ho vissuto queste cose, non posso far altro che questo”. È così che il personaggio diventa reale e non una semplice maschera. Il pubblico non vedrà un interprete che finge di essere qualcun altro, ma un attore che agisce con convinzione,

rendendo ogni parola, ogni gesto e ogni sguardo naturale e credibile.

Tuttavia, l’analisi interiore da sola non basta; deve intervenire la tecnica. È necessario definire con precisione i suoi obiettivi e gli ostacoli che incontra, fornendo tutti gli strumenti per analizzare come il personaggio viva la realtà. Ogni sua parola non è mai detta a caso: ogni battuta è basata sulla sua storia e sulle sue necessità. Se la tecnica costruisce l’impalcatura, l’introspezione è ciò che ci permette di abitare il personaggio, rendendolo vivo.

In questo processo di costruzione entra in gioco un elemento necessario e allo stesso tempo affascinante: il Teatro del Sé. Un personaggio non si inventa dal nulla; lo si attinge attraverso quelle sfumature che già abitano dentro di noi: le nostre ferite, i nostri desideri, i nostri amori.

Immedesimarsi non è un atto di cortesia affettiva, ma una vera e propria ricostruzione di vita. Se ci limitiamo a sentire ciò che il personaggio prova, resteremo solo degli spettatori della sua esistenza. Il vero lavoro avviene quando riusciamo a far dialogare il nostro Sé con il personaggio. Solo in questo scambio profondo la finzione svanisce, lasciando il posto a una verità che arriva dritta al cuore di chi guarda.

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